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MAURIZIO BINDONI

MAURIZIO BINDONI: LE SCARPE DI UN BALLERINO [INTERVISTA]



Quanto sono importanti le scarpe da ballo per un ballerino? Tutte le scarpe sono idonee per ballare? Cosa hanno di speciale le scarpe da ballo?

Tutti prima o poi ci poniamo almeno una di queste domande, ma cosa avranno di speciale quelle estrose scarpe che indossano i ballerini e perché comprarle?

Per rispondere a queste e altre domande, e per conoscere un po’ meglio il mondo del Dance Fashion, abbiamo intervistato il simpatico Maurizio Bindoni, tra i più importanti artigiani e produttori di scarpe da ballo alla moda, titolare di Clair Fashion and Dance, nonché del Brand Gran Galà Dance Shoes con sede a Carpenedolo provincia di Brescia.

" ORA CHE NON SEI PIU' TRA GLI SCARPARI TERRENI PORTA IN CIELO LA TUA NOBILE ARTE E FAI BALLARE L'UNIVERSO"
IN MEMORIA DI MAURIZIO BINDONI 05/08/2017

“O le sai fare con le tue mani o è meglio che lasci perdere”


Foto by Maurizio Bindoni via Facebook

Ciao, Maurizio e grazie per averci accolti nel tuo punto vendita in Carpenedolo, il tuo regno popolato da centinaia e centinaia di coloratissime scarpe da ballo. Dicevi, a microfoni spenti, che sei figlio d’arte, raccontaci brevemente la tua storia.

Esattamente, siamo “scarpari" da generazioni. A partire da mio nonno, artigiano di paese e produttore di calzature fatte a mano, la classica produzione manifatturiera dei primi del 900. L’attività e l’arte è stata poi tramandata a mio padre, il quale è passato dal “fatto a mano” all’industrializzazione delle calzature, parliamo sempre di calzature Moda. Fino ad arrivare al boom degli anni 60 con un’azienda che contava più di 600 dipendenti tra artigiani ed operai; poi come in tutte le cose ci si riadatta ai tempi che arrivano, così l’azienda è stata ridimensionata facendola arrivare a tirature da 1000 paia di calzature moda al giorno.

Quando è arrivato il tuo turno? E cosa è accaduto all’azienda di scarpe moda?

Avevo 23 anni - adesso ne ho 50 - ho ereditato l’azienda succedendo naturalmente a mio padre e negli anni ho fatto una scelta: anzitutto quella di tirare dentro i miei fratelli, ma soprattutto a 34/35 anni quella di cambiare completamente l’orizzonte della produzione entrando nel mondo del ballo. Ho formato una società con un mio ex. fornitore, abbiamo buttato giù delle idee, iniziando con pochissimi modelli standard, quelli che già c’erano in giro. All’epoca tutti mi dicevano che se avessi fatto qualcosa di strano e diverso dal coro non avrei mai venduto nulla, così preso dalla paura li ho ascoltati, ma come si è potuto notare era vero esattamente il contrario. Il “successo” dell’azienda è iniziato nel momento in cui abbiamo cambiato strada producendo scarpe secondo mia inventiva ed originalità facendo entrare il carattere moda, cui siamo abituati, anche nel ballo.

In che anno hai avuto questo successo?

La prima clamorosa sfilata, che ha avuto eco a livello mondiale, è stata nel 2006 o forse prima, non ricordo bene, al Berlin Salsa Congress quando con Juan Matos abbiamo fatto il fashion show ideato da me e appunto Juan Matos. Per la prima volta non erano le calzature da donna ad essere in vetrina, bensì quelle che in italiano chiamiamo Scarpe Pantofola, da non confondere con i Mocassini. Sono stato il primo in assoluto al mondo ad avere la “malsana” idea a realizzare una scarpa da ballo che tutti dicevano non si sarebbe potuta realizzare. Noto con orgoglio che adesso mezzo mondo mi rincorre copiandomi i modelli, questo vuol dire che ho lanciato un’idea, un’idea nuova!

Guardando su youtube vedo ballerini di tutto il mondo, di qualsiasi stile, che portano quel genere di scarpa, anche magari non prodotta da me, mentre una volta portavano la classica tre fori allacciata, era uno standard, monotono, le scarpe più brutte del mondo le portavano gli uomini. Adesso le scarpe sono molto estrose è vero, ma sono di un’altra pasta!

Come ti sei approcciato a questa migrazione e al cambio di rotta aziendale? Tu non ballavi allora, come hai fatto?

Tipico salto nel buio da imprenditore bresciano, no, non ballavo. Ho fatto il primo paio di scarpe dopo il primo corso di salsa, parliamo di 3 mesi di salsa cubana e bachata. In realtà l’origine della mia curiosità ed interesse verso questo tipo di calzature è nato grazie ad una mia cugina che faceva competizioni di danze standard, un giorno è venuta a chiedermi se avessi potuto produrre un paio di scarpe come quelle che usava lei. A prima vista di quelle scarpe il pensiero è stato: “mamma mia, che scarpe sono queste, tutte molli, tutte che si piegano…”. Allora mi è venuta la curiosità ed ho approfondito.

Parliamo della qualità della scarpa, come sei partito e dove sei arrivato. Parlami anche di questa suola che prima si vedeva solo in bufalo e adesso vediamo in gomma…

La suola l’ho cambiata io, l’ho voluta io così. Sosterrò sempre che la suola in bufalo è il top per qualsiasi tipo di danza e ballo, il problema fondamentale è che i tempi cambiano. Prima giravamo col carretto e l’asino, adesso usiamo le automobili, allo stesso modo è cambiato il modo di vedere le cose da parte di chi balla. Se avessi una clientela formata al 90% da competitori userei la suola in bufalo, ma questa è una scarpa da ballo sociale, da andare vestiti bene, come si usava negli anni 70 a New York, ascolta la canzone di Ruben Blades - Juan Pachanga (https://www.youtube.com/watch?v=5xJ_KXmPRl0) per capire come andavano vestiti allora. Soprattutto i clienti vogliono indossare la scarpa già da casa senza fare cambi in pista, l’uomo è più pratico della donna, quindi era necessario un materiale che non si rovinasse così rapidamente. La suola in cuoio non va bene per il ballo, oltre alla rigidità anche usando il cuoio migliore del mondo dopo un attimo che balli diventa Liscio e non stai più in piedi. Con la gomma vera e propria ti pianti a terra e ti saltano le rotule, ecco allora che parlando con una famosa azienda che mi forniva materiali (ai tempi delle produzioni da 1200 pezzi al giorno) è nata questa suola particolare: un mix tra gomma e microporosa fuse assieme per garantire un basso peso specifico, alta flessibilità, alta resistenza per un feeling molto simile al bufalo et voilà puoi indossare un capo tecnico come fosse una scarpa normale. Negli ultimi anni ho fatto un altro salto di qualità, ho deciso di aumentare la qualità delle finiture, delle materie prime e delle strutture interne della scarpa.

Che differenza c’è tra una scarpa normale ed una scarpa da ballo?

Le mie scarpe hanno una struttura particolare che è proprio “da ballo”, non posso rivelartela perché è la cosa che mi distingue dagli altri produttori è il mio segreto. Tantissime aziende ed ex produttori di scarpe per la danza o per il fashion si sono lanciati in questo mercato, ma le scarpe che producono non sono “da ballo” sono scarpe normali, hanno inclinazioni da scarpe normali solo con qualche piccola variante che non ne giustifica l’acquisto. Sveliamo il segreto anche a chi non lo sa, quando si cammina si appoggia prima il tallone poi la punta, quando si balla al contrario il tallone lo poggi poco e dopo la punta, quindi la struttura è completamente diversa sia nell’uomo sia nella donna, poi ci sono anche delle varianti a seconda del tipo di ballo praticato.

A tua discrezione quanto è importante la scarpa nell’esito del ballo?

Secondo me fondamentale, e lo è già dalle prime lezioni. La scarpa non ti fa diventare Fred Astaire e Ginger Rogers però aiuta, come in tutti gli sport. Da noi l’estetica della calzatura è fashion ma la costruzione è specifica, come quando compri una Puma da calcio o una Adidas da calcio, stai comprando una scarpa tecnica. È ovvio che nel ballo si usano luccichini e paiettes e l’aspetto va quindi adeguato al contesto. Da quando sono arrivato io con queste scarpe sul mercato la gente si veste in modo diverso, non so se l’hai notato. Con molta umiltà mi imputo questo cambiamento.

Sì, è vero. Abbiamo notato anche che le persone si approcciano diversamente anche al ballo. Questo cambiamento lo valuti in modo positivo o negativo?

È vero, ed è giusto che sia così. È tutta una questione psicologica, anni fa chi ballava veniva considerato il vecchio della situazione, mentre adesso i giovani soprattutto dal centro sud Italia popolano prepotentemente i locali e i congressi. Questo si riversa anche sulle scarpe. Le nostre sono molto estrose spiritose e giovanili. Se vai nell’ambiente Standard e Liscio noterai che l’età è più alta e le calzature sono molto più basic.

Ti rivolgi prettamente ad un pubblico “newyorkese” come quello descritto in Juan Pachanga, oppure anche ad altri stili e generi, come ad esempio il mondo cubano.

Assolutamente a tutti gli stili di ballo, non solo alla salsa. Molti artisti che praticano cubana adorano le mie scarpe, ad esempio Maikel Fonts, Alexander Carbo, e così via, ce ne sono tantissimi. L’eleganza maschile e femminile è un modo di essere, di pensare, a prescindere dallo stile praticato e dalla provenienza, è un linguaggio universale e grazie a dio è entrato anche nel mondo salsero che non è diverso dagli altri. Prima chi ballava portoricano lo riconoscevi se era vestito elegante con una giacca nera e se invece si vestiva più sportivo per chi ballava cubano, adesso non più così lo stile nel vestire è una cosa a se e non dipende dallo stile di ballo.

Per quanto un ballerino debba essere in primo luogo padrone del suo corpo (caratteristica non facile da acquisire) sicuramente un capo tecnico è il secondo pensiero da affrontare.
In Omo Olorun School apprezziamo l’arte in tutte le sue forme, l’arte manifatturiera sicuramente rientra tra queste. Apprezziamo il costante lavoro di ricerca e sviluppo che Maurizio Bindoni pone nella creazione delle sue opere ma soprattutto apprezziamo la passione e l’amore con cui porta avanti la sua azienda, valori che in Omo Olorun School condividiamo appieno.

Per i vostri acquisti Firmati Maurizio Bindoni vi segnaliamo L’ecommerce di Clair da cui è possibile acquistare le sue ultime creazioni, con possibilità di spedizione in Europa e in tutto il mondo, la Pagina Ufficiale Facebook di Clair e la Pagina Ufficiale Facebook di Gran Galà.

Per ulteriori informazioni e riferimenti potete rivolgervi in segreteria Omo Olorun School.